L’orso

L’orso

23 Luglio 2024 0 di Caterina

Il viaggio è all’alba, ogni tanto va affrontato, si passa nei boschi, in montagna, il cellulare non prende. Non so guidare nei tornanti, sono nata e cresciuta nelle vie consolari della capitale, so svicolare in scooter, questa luce che filtra da rami frondosi non mi aiuta, il cellulare non prende, l’ho già scritto, ma i tornanti sono spaventosi, il silenzio non è rotto dalla mia vettura ipersuperelettrica, immagino cervi, vedo volpi, ma poi alla fine sono le mucche, ma guarda questo vitello in mezzo alla strada, devo frenare, non voglio frenare, non c’è nessuno, ho paura, il cellulare non prende.

Incontro rare macchine che tagliano i tornanti, io mi spavento, decelero e accelero, c’è sempre un uomo solo alla guida, incrocia il mio sguardo, il cellulare non prende e io che ho condiviso la posizione, ma con chi, è lontana la guardia del corpo e poi non sempre si aggiorna questa tecnologia, vincono i boschi, e i faggi e i lecci sghignazzano sotto le fronde, deridono la mia solitudine, le mie paure, c’è un altro camioncino di servizio, quelli che portano materiale per poter lavorare, ora nella cabina della vettura sono due uomini, il cellulare non prende.

Vado veloce, è pericoloso sui tornanti di montagna, sì ma così passerà prima, questo tratto oscuro, disabitato, dove il cellulare non prende, e ci fanno i sondaggi scemi sui social network, se preferisci incontrare un orso o un uomo, qui ci sono davvero gli orsi, anzi, è proprio famoso questo posto per gli orsi, e va bene, ma io non voglio accodarmi a chi dice che preferisce incontrare l’orso rispetto a un uomo, perché credo che l’animale agisca di istinto, sì, ma quale animale.

Aspetta, rallento, c’è una macchina davanti a me, ora chi sarà, ha mille ricci sulla testa, sono incollata a questa vettura, ci guardiamo negli specchietti, è una donna.

insieme siam partite

Sospiro di sollievo, il mio, il suo, sento la sua compagnia, si è rincuorata? Io sì, nella luce buia dei boschi all’alba, dove il rifugio nel valico è chiuso a quest’ora, a proposito, voglio controllare su internet quando apre ‘sto rifugio, possibile sia chiuso alle sette del mattino, ma quale internet, il cellulare non prende, e non importa, ora c’è un’altra lei, qui davanti a me, come va piano, non le metterò fretta, sentirà il silenzio, ma percepirà il mio sguardo, in un altro tornante dove si rallenta, chilometri di curve, il cellulare ancora non prende, ma i boschi si diradano.

insieme torneremo

Gli alberi si allontanano, i rami non si toccano più, le montagne si addolciscono, piano piano si scorge qualche casa, qualche fattoria, è mezz’ora, forse più, mica poco, che siamo nel nulla, che non prendeva il cellulare, forse ora a tratti, chissà, ma adesso ci sono le prime frazioni del paese più grande, i campi iniziano a essere coltivati, laggiù, lontano, scorgo i primi palazzi, una pompa di benzina, i segnali stradali e qualche bivio.

non una, non una, non una di meno

Lei gira a destra, io a sinistra, c’è un colpo di clacson, ci salutiamo, ci siamo fatte compagnia, forza, ci siamo regalate solidarietà, come la spieghi, ‘sta roba, a un maschio, il migliore, il più accogliente, il più empatico, sì, ma come gliela spieghi, e torni all’orso o all’uomo, ma io voglio credere nell’Uomo, l’anthropos, ma anche l’anèr-andròs, sì, professoressa, mi ricordo il greco.

Sono nata e cresciuta in una città, caotica, vivace, affollata, ho guidato in almeno una dozzina di Paesi stranieri, anche sola, ma quale uomo, dovrei aver paura dell’orso, però, però cosa, forse è il buio dei boschi, c’è una luce diversa, o forse è la stessa a tutte le latitudini, a tutte le età, quella donna, con la sua italica macchinetta malandata, io con la mia silenziosa orientale fiammante, una dietro l’altra, e come lo definisci questo legame, questa paura condivisa, questo filo d’acciaio di resistenza e coraggio?
Io la chiamo sorellanza.


Caterina

[foto dell’autrice, scorcio del lago di Barrea e delle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, provincia de L’Aquila, luglio 2022]