La forma della sostanza

La forma della sostanza

6 Agosto 2026 0 di Caterina

La forma è sostanza, e noi l’abbiamo persa.
“Come sei formale!” detto con disgusto, non è il mio modo.

Ma la forma l’ho abbandonata anch’io, in alcuni tratti, in certe sciatterie. Nelle call con i colleghi, in cui c’è un lui in giacca e cravatta da casa, io ho la maglia della Roma, giro la cam per non far vedere il logo, quella lupa che è sul mio certificato di nascita, di cui sono così orgogliosa, ma di colpo sono fuori posto, fuori luogo, non ho la forma, e la forma è sostanza.

Arrivare alle decisioni insieme, sorridendone, sviscerandone le cause e le soluzioni, anche se poi è sempre uno che decide, ma farlo cercando condivisione e compromesso, “se poi l’ultima parola è la sua, che senso ha?”, beh, ha il senso di una forma che sa di accoglienza, empatia e diviene sostanza.

Il Lei, il disuso in cui è caduto, quel Lei che a me sa di rispetto e riconoscimento d’autorità, se non autorevolezza, finanche, a volte, un Lei che era per la professoressa a scuola, per lo sconosciuto per strada, per la fruttivendola al mercato è tutto un Tu, un essere vicini, senza distanza, senza distinzioni, un Tu che non è americano e nemmeno infantile, ma solo cafone. È un Tu che, nella forma, ha perso la sostanza.

Ed è tutto in piazza, il racconto dei dettagli, soldi sesso patologie addiction, non conosciamo pudore, è nei social, è nei bar e fuori dalle scuole, negli uffici e nelle strade, non è vergogna che non la vogliamo, ma nemmeno un mescolìo di tenerezza e decenza, è tutto buttato disordinatamente sul bancale delle bocche e degli occhi altrui, senza cura; senza quella forma, che sì, è sostanza.

A torso nudo al djset in spiaggia: un ministro della Repubblica; la parolaccia, l’insulto ma persino il congiuntivo sbagliato, l’ignoranza vantata: un parlamentare; la parlata sguaiata nei termini e nei contenuti, perché io sono del popolo, sono verace, sono una di voi, no, Presidente, Lei è a capo del Consiglio dei Ministri; e voi avete non solo l’obbligo, il dovere, ma dovreste ancor più sentire l’onore di vestire una forma che è sostanza.

Le vene del David di Michelangelo, la chitarra di Slash, la neve ormai rara sui monti abruzzesi, i puntini di Seurat, i borghi della Val d’Orcia, l’uso sapiente degli aggettivi in Calvino, il retrogusto fruttato del vino bianco, le gambe i piedi le caviglie di Roberto Bolle e quella sensoriale e concreta sostanza che si avvolge di forma. Meravigliosa.


Caterina
[foto dell’autrice, persa sulla Pontina, aprile 2026, un sole che non sa di essere forma e sostanza]