Golden
Fu sempre così: prendevo la penna,
iniziavo piano a perder parole.
Ora, ansiosa, la mia mano tentenna:
sa ch’a leggermi sei tu, il mio sole.
Attendi che ti dedichi poesie
la mia mamma è forte, me le scrive!
e mi sale un’angoscia delle mie
soffro, “excrucior”, sono sul chi vive.
Eccomi, allora! Qui, a te davanti.
A deluderti penserò altre volte
(vero… sto mettendo le mani avanti)
Leggi e lo sai, di parole ne ho molte.
Però anche tu sei ciarliera… come chi?
Brava, lettrice, e curiosa non dico.
Dimentico: mangeresti tutto il dì…
insomma, il mio DNA è tuo amico.
I pomeriggi che ti prendo a scuola,
vieni incontro felice, saltellando.
Mi dici che con me vuoi stare sola:
Ma oggi stiamo insieme fino a quando?
Così gironzoliamo nel quartiere.
A volte andiamo nel parco, in bici,
e se c’è l’altra, comandate fiere
me, che vivo per rendervi felici.
Cerchi di somigliarmi, orgogliosa,
mi vuoi, mi imiti, non t’annoio mai
Ma tra pochi anni, tu, vergognosa,
“Ah, ma’, e lasciami sta’!” mi dirai.
Soffrirò se non vorrai più il mio abbraccio
e mentre camminerai tra la gente,
tu splendida, mi sentirò uno straccio
nel vederti cresciuta, adolescente.
E ricorderò te e questi momenti
in cui non mi lasciavi un secondo.
Sbotterò con livore: “’Sti perdenti
lo sanno, che lei è tutto il mio mondo?”
Basta, torniamo a oggi e a te, mio cuore!
Hai un compleanno tondo da brindare
(il mio… i miei ricordi… il dolore…)
sia per te il fiorire e lo sbocciare.
Quanto vorrei proteggerti da tutto.
Un decennio difficile hai percorso:
guerre, clima impazzito… è un mondo brutto.
Urlo “expecto patronum!” in soccorso.
No, nessuna magia, ma la certezza
ch’io son qui, ti stringo, t’amo, t’adoro,
senti la mia voce che ti accarezza:
tu primo premio, tu medaglia d’oro.
Caterina, mamma
[metro, 12 quartine in endecasillabi alternati;
foto scattata dall’autrice nel 2014, Kinkaku-ji o Tempio del padiglione d’oro, Kyoto, Giappone, perché c’è stato un tempo in cui girava il mondo]
