2026 – cosa sperare
Il lavoro, gli incontri, le mani strette, il microfono nella mano, la goccia di sudore freddo, la sindrome da impostora, e poi l’autostima, i convegni, l’intesa con una squadra di colleghi tremendamente bravi, uniti, ancora i treni, il mac, la solitudine come introspezione e, da lì, le idee, che zampillano, esondano.
Troveranno attuazione.
Sei innovazione, ci cambierai, ci hai già cambiato, cambieremo con te… o per te; e se domani ci guarissi, ci accogliessi, ci levassi di torno le attività routinarie e banali? Lasciaci creare, però, facci disegnare i nostri sogni, cantarli, scriverli. Tu… tu risolvimi i problemi. L’intelligenza è la capacità di capire il contesto in cui siamo, che ne pensi, AI?
Oh, hai sentito? Nei negozi, per la strada, davanti a scuola, è morto il papa. È morto il papa? Se ne fa un altro, dice il proverbio, ma era quello buono, col nome del santo, venuto dal Paese poverino, già, bell’operazione di marketing, vedrai mo’ fanno l’Africano, oppure no, io voglio un Borgia, un Della Rovere, un Medici, e invece tiè, uòzzamericanboy, ce vorrebbe Sordi a pijalli pe’ ‘r culo, er papa USA ce mancava.
No, a dire la verità, sono duemila anni che accettate che manchi una papessa.
Chiunque, purché maschio, giusto?
La bici, i biglietti aerei, i romanzi, una passeggiata, il buon cibo, le relazioni – le antiche e le nuove –, lo sport, le esperienze e lo studio, la felpa con il cappuccio, il tailleur e i tacchi, le poesie pensate, dette, scritte, dedicate, l’orizzonte sul mare che volevo afferrare a 15 anni e che mi fa ancora alzare la testa verso il domani.
Caterina, su idea di Anna Eva Laertici
[foto dell’autrice, Minnewater Park perché è una donna d’amore, aprile 2025, Brugge, Belgio]

Una papessa costruita dall intelligenza artificiale. Sarà la grande innovazione del 2026