Il pianoforte di nonna Maria

Il pianoforte di nonna Maria

15 Luglio 2021 0 di Caterina

Nell’incastro lugliesco delle mie attività lavoro-casa-prole che in questo periodo si arricchiscono di scadenze, centri estivi e tagliandi, oggi era il secondo giorno della decalcificazione della caldaia.

Non aprirò la parentesi sul fatto che per una mia svista (avevo 17 minuti a disposizione, prima di una riunione in presenza in un altro quartiere di Roma… raggiungibile in 17 minuti da casa) ho lasciato la famiglia senza acqua calda per un giorno; e volerò subito a narrare l’arrivo del tecnico.

Era lo stesso di ieri. Tatuaggi e salopette blu d’ordinanza, forse un coetaneo, forse più giovane. Mi ha chiesto se ero la stessa di ieri, volevo dirgli di no, perché ieri ero vestita da ufficio, abbastanza credibile, oggi da finta sportiva che si compra la roba da Decathlon per restare col sedere sul divano, ma poi ho ammesso che sì, la trasandata di oggi era la truccata di ieri e non avrebbe dovuto ripetermi tutte le attività che sarebbe andato a compiere.

Dopo diversi “apra er rubinetto, signò, chiuda l’acqua, signò” è rientrato soddisfatto in salotto dal terrazzo proclamando che sì, avremmo potuto riaccedere al XXI secolo e al privilegio dell’acqua calda direttamente nella nostra magione.

Si stava recando verso la porta, poi mi ha guardato.

C’è un secondo di pausa, ora, e solo dopo capirò che sono 24 ore, dalla mattina precedente in cui è entrato in questa casa, che pensa a questo momento.

“O posso provà ‘n’attimo, signò?”

Non ha mai smesso di fissare la porta di casa, non capisco. Lo fisso, inclino la testa, in attesa di una parola in più.

Non la dirà.

Si gira verso il pianoforte, alza il coperchio, lo suona. Fa una piccola scala.

Resta fermo.

“Complimenti! Vai, vai.”

Subito penso che sono classista, io gli ho dato del tu, lui sempre del lei. Mi vergogno, ora che mi sono sentita parlare.

Sorride, prende la sedia, si mette comodo e inizia a suonare. Venditti. Sono romana, è il mio Mameli. Riconoscerei “Notte prima degli esami” pure cantata da uno stonato o da un laziale.

Maturità, t’avessi presa prima: è un calcio nel culo temporale, piombo dolorosamente nei miei diciannove anni, che fico il liceo, quanto mi sono sentita viva, che anni, i volti degli amici di sempre, quelli con cui ci siamo persi e chissà perché, le professoresse e qualcuna l’ho davvero amata, la libertà in un motorino o in una birra al centro, i capelli sciolti, le mani sempre occupate dal vocabolario d’una lingua data per morta e più viva che mai…

Mi distraggo, il pianistacaldaista senza fermarsi è scivolato altrove, a duecento anni prima, in Germania, un tizio semisordo di Bonn e io che ora prendo un altro calcio in culo che mi riporta al presente e a lui, alle sue mani sporche di grasso dei bulloni dei tubi della mia caldaia. Ai suoi piedi c’è una busta piena di pezzi arrugginiti che schifato ha tolto e butterà via, quando sarà lontano da Beethoven. Sta dialogando con se stesso, con quelle scale, quegli esercizi classici che forse piange nel non aver (in)seguito. Non è perfetto, e il piano ormai scordato di nonna Maria lo accoglie, come faceva con i pugni di noi nipoti più cretini che terribili, con le sue dita che non ho mai sentito suonare nulla di diverso dalle canzoni di Natale. E mi chiedo quant’ho perso, quanto vorrei chiedere mille bis a nonna Maria, e domandarle se è vero che il piano fu acquistato a via Nazionale nel ’56, ho provato a ricostruire, ma la vita è un rimpianto, è una domanda fatta fuori tempo massimo, è una salopette blu che parla tutto il giorno di calcare e chiavi inglesi e ora sogna con i Guns ‘n Roses e allora hai visto che è mio coetaneo, costui, ora sembra più vecchio, saranno i sogni infranti tra questi tasti, le rughe sul viso stanco, non è allenato, gli manca una tastiera, un pianoforte, se chiede così di rubare questi 5 minuti a me.

Poi si alza.

“Comunque per me a cardaia è da cambià, ormai è arivata”.

E se ne va.


Caterina

[foto dell’autrice, Roma, luglio 2021]

PS.
L’ho scritto in una chat. “Sembrava una scena di un film, forse di Sorrentino”.
“Raccontalo sul tuo blog”.
… Eccolo. Forse questo fluire delle parole è il mio pianoforte dai tasti bianco e neri.