Speriamo che sia maschio

Passa con il suo bel pancione tondo e il campanellino d’argento che tutte abbiamo portato da incinte (io più che altro per far capire urbi et orbi che non mi ero solamente ingrassata). E’ bellissima, con quella luce di speranza che brilla sulle future mamme. E poi dice: “Come vorrei fosse un maschio”. O, in alternativa: “Io non ho preferenze, ma mio marito si spara se non è maschio”.

Ecco, forse sono una rarità, ma non avevo preferenze sul sesso. Se passavo un giorno, un’ora, una settimana a concentrarmi su “figlia femmina”, mi immaginavo in un modo. Su “figlio maschio”… nello stesso modo.

Questo perché non vedevo e non vedo ancora oggi differenze nell’educazione che avrei trasmesso a un figlio e a una figlia – concetto che vorrei fosse comune e invece è assai raro a trovarsi in Italia – e così non immaginavo una Caterina diversa in un caso o nell’altro.

Ancora, secoli fa, dichiarai ad una ragazza incinta che diceva “o maschio o aiutomiodiopercaritàcomefarò” che probabilmente io non avrei avuto preferenze. Mi rispose (ghiacciandomi): “E’ ovvio, perché tu non vuoi figli. Tutte le future mamme hanno preferenze, non esiste una di noi che non ne abbia”.

Incassai. Poi presi quella frase e me la appuntai nel piccolo bloc-notes del mio cuore. Quando sono rimasta incinta, ho scoperto che – ops, voilà – avevo ragione: io non avevo preferenze. E quella pagina del bloc-notes del mio cuore l’ho bruciata, trionfante.

Nel frattempo ho però stilato una casistica, basata sulla mia personalissima esperienza ormai ventennale di futuri genitori che ho conosciuto, e ho tratto queste conclusioni sul tema:

  • Un buon 5% dei futuri genitori non ha preferenze di sesso;
  • Il 90% spera che sia maschio;
  • Il 5% spera sia femmina.

(Prego tutti, anzi, vi imploro sfacciatamente di voler confutare queste mie percentuali, ridonandomi speranze. Grazie.)

Ci tengo a specificare che quel 5% che ho posto alla fine dell’elenco è tendenzialmente costituito da madri che sospirando confessano “come vorrei una figlia femmina, così posso metterle tutti vestiti meravigliosi e poi quando cresce faremo shopping insieme”.
Insomma, è fico avere una figlia femmina perché è fantastico vestirla.
Il che vuol dire che dalla figlia femmina si chiede che sia bella, non interessa se per caso si trovi anche ad essere intelligente, educata, brillante, simpatica, sportiva, studiosa, eccellente in tutti i campi, etc etc… Riassumendo: la figlia ha da esse bbona.
Ciao Rita Levi Montalcini, ciao Elsa Morante, ciao Margherita Hack, ma anche ciao Serena (anzi, #staiSerena) Williams, ciao Marissa Meyer, ciao Angela Merkel, e ancora ciao Fabiola Gianotti, ciao Samantha Cristoforetti, e via così.

Per quanto riguarda invece quel 90% di popolo che vuole mostrare il fiocco azzurro sulla porta e vede con vivo terrore la possibilità di generare una femmina, tra questi annovero…

ATTENZIONE!
TUTTO QUELLO CHE SEGUIRA’ L’HO SENTITO CON LE MIE ORECCHIE; CONOSCO NOME E COGNOME DI CHI HA PRONUNCIATO QUESTE FRASI… e il fatto che non ci sia niente di romanzato spero vi deprima come succede a me ogni qualvolta che ci penso.

Allora, dicevo, tra coloro annovero i futuri genitori cui sentii dire:

  • “Ho giocato e ho perso” (papà che raccontava la nascita della figlia);
  • “Eh, mi dispiace perché penso a quando qualcuno se la scoperà” (uomo nel giorno in cui scoperse che la moglie aspettava una femminuccia) (siamo tutti d’accordo sul fatto che ‘ste persone abbiano seri problemi, ma seri seri, vero?);
  • “Ma io con una figlia femmina non so che farmene” (coppia: lui proferisce ‘sta frase, lei – dispiaciuta a sua volta – prova a consolarlo);
  • (la perla seguente me l’ha detta a mo’ di battuta un papà di bimbo maschio, proprio mentre presentavo mia figlia neonata) “Ah, c’hai avuto ‘na femmina. A me quando mi chiedevano che aspettava mi moje, rispondevo o è un maschio o è un aborto” e giù risate. (ditemi se è carina come battuta, se fa ridere, se l’avreste mai potuta anche pensare nei meandri più perversi e stronzi del vostro cervello).

Ecco, se pensate che questa gente abbia generato e magari altri che sono pregni d’amore e di entusiasmo non riescano a concepire, forse anche voi avete la stessa identica dose di cieca rabbia e cruda disperazione che mi trovo io addosso ora: e mentre scrivo mi tremano le dita.

In generale, la frase che sentirete più spesso è “preferisco il maschio, perché con la femmina al giorno d’oggi… con tutto quello che senti… non voglio avere preoccupazioni”.
Con tutto quello che senti significa che una società intrisa di impari opportunità e finanche di violenza di genere è un problema squisitamente femminile, di cui i maschi non devono preoccuparsi perché ovviamente non li sfiora e quindi non devono nemmeno partecipare alla ricerca di soluzioni. Il fatto che una donna guadagni in media meno di un uomo o che peggio ancora rischi di essere stuprata (e poi derisa sui social dopo lo stupro), non sono problemi che si deve porre il genitore del maschio.

E’ una società che ce l’ha con le donne, bellezza. Io so’ genitore di maschio, quindi dov’è il mio problema? Di cosa devo preoccuparmi io… che sono stato più fortunato di te?

E così mi sono trovata a riflettere, dopo aver inanellato quella serie di frasi terribili che albergano nella mia testa, nel mio cuore e sul ciglio umido dei miei occhi, che siamo il Paese dei #familyday e dei #fertilityday, ma del #figliafemminaday evidentemente no.

Quando leggiamo le cronache di oggi, e ci sentiamo male tra femminicidi e stupri, tra omertà che copre i peggiori soprusi sulle donne e violenze da padri padroni sulle figlie, sorelle, mogli, ex, dobbiamo giustamente domandarci quali siano le cause sociali che vi sono dietro.

 

Ebbene, io semplicemente ritengo che fino a quando mi confronterò con una società in cui la figlia femmina è ancora vista come una disgrazia, come una bambolina decorativa o nel migliore dei casi come un grosso problema, non riusciremo mai mai mai ad estirpare i mali che stanno massacrando generazioni di donne.

 

Caterina

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