Il mese dei morti

Fottuto novembre nei termosifoni pigri ad accendersi nell’umidità che arriva e non sfiora ossa già vecchie, ma ferma le lavatrici di panni che non asciugheranno mai… perennemente lasciati su stendini al centro della casa, davanti a chiunque entri, senza più pudore.
E le mutande appese diventano argomento di conversazione nelle cene con gli amici.

Fottuto novembre nella muffa che copre le certezze italiane, basate sul sopravvalutato istituto della famiglia. E’ quando ne costruisci una tua, che capisci quanto i legami veri non sono dati dal DNA, ma dall’amore. Chi c’era per me, chi c’è ora per lei, ho amori fraterni con cui non condivido un ramoscello d’albero genealogico. E vedo coppie che sono famiglia molto di più di quanto non dica la legge, e vedo coppie che non sono famiglia nonostante il brillìo delle fedi.

Fottuto è novembre, se lo regalate a Donald Trump. Anzi, fottuti adesso siamo tutti noi.

Fottuto novembre nel traffico, quando lasci in macchina quel poco di tempo e di pazienza che avevi racimolato a colazione. Resta una vita in cui provi a incastrare nelle giornate di lavoro anche lo sport, gli hobby (quali? Ce li avevi, ricordi?), le relazioni, ma alla fine quello che resta della giornata dopo ore passate col culo schiacciato in macchina sono le canzoni orrende captate alla radio: tutte dell’ennesimo ragazzino uscito – pagando – da un qualche reality, al quale hanno detto che essere ribelli è avere 30 tatuaggi e sbagliare i congiuntivi, contro il sistema che ci vuole tutti schiavi della grammatica.

Fottuto novembre in cui allora ti entra in testa un motivetto dolce con cui tenti di stordire tua figlia quando dà di matto, ma la canzoncina è infame e non ti lascia più: e da giorni canticchi le filastrocche musicate recuperate su canali di YouTube di cui ovviamente non sapevi neppure l’esistenza. E quanti decenni sono passati dalla Caterina che cantava a squarciagola (sempre nel traffico, ad onor del vero, ma in motorino) un sano Vasco Rossi o un ancor più sano Freddie Mercury… morto 25 anni fa – guarda caso – in un fottuto novembre.

Fottuto è novembre, ma è ancora più fottuta la vostra voglia di dicembre, fatto di feste e caos.

Fottuto novembre di chi sui social network pubblica le foto di ogni sacrosanta uscita che fa. Anche altri hanno una vita sociale, ma a differenza di costoro, se la godono nell’attimo. Ma il mondo è bello perché è vario e ci sono persone che si inorgoglioscono nel sentirsi dire dall’ex compagno delle elementari che non li vede da 30 anni: “Oh, ma quanto sei grande, fai una vita fichissima!”. Io immagino siano quelli che prima di facebook si muovevano in grandi compagnie, perché da soli o in 2 si annoiavano (e si annoiano anche oggi). Insomma, quelli della generazione cresciuta con Max Pezzali ora si sono votati a Zuckerberg.

Fottuto novembre nella voglia di mangiare schifezze ipercaloriche che credevi abbandonata, quando nel caldo agostano ti vantavi di vivere di sani frullati di frutta. Lo sai, vero, che ci sono capaci tutti a stare a dieta a 45 gradi all’ombra? Ora, d’inverno, è nel fottuto novembre che qui si parrà la tua nobilitate.

Fottuto novembre ma fottuti tutti gli attimi in cui devo dedicare 6-7 secondi a quelli che mi telefonano e scrivono per ripetermi  (e ripetersi) mille scuse sul perché e per come non riescono a venire a trovare a vedere come cresce, perché “sai è un periodo che scusaapiacere”. Il concetto è semplice, fottuto ma semplice: meno ci sei, meno conti per lei; soprattutto perché altri sono iper presenti e hanno preso il tuo posto.
Fottuto, comunque, l’istante in cui non rispondo ‘mi frega cazzi se non la vedi da settimane, mesi, forse non l’hai mai vista, perché sei tu e solo tu che stai perdendo l’occasione di restare accanto all’opera d’arte più splendida mai creata al mondo’. Fottuta la mia buona educazione, o forse no, faccio bene così.

Fottuto novembre di giorni che si accorciano, luci artificiali che si illuminano dal mattino, fottuta la vista che si rovina e l’umore che peggiora.

Fottuto novembre negli articoli delle riviste o nei travel blog con quelle splendide fotografie di piccoli borghetti in Scozia, Bretagna o Baviera, con i viottoli acciottolati, un unico pub, un freddo che senti già sulla pelle, pieni di erba verdissima e cielo plumbeo su casette in pietra e legno coi bowindow da cui si intravede un pianoforte, un camino e un gatto sul tappeto.
E vola il cervello… anche a quell’appartamento dall’altra parte dell’oceano, eppure così nordeuropeo. C’è stata una vita precedente, chissà come sarà quella che verrà.
Magari in un piccolo borghetto della Scozia, Bretagna o Baviera, con i viottoli acciottolati…

 

Caterina

Un anno di molliche…

Oggi è il tuo compleanno, ma anche il mio.
Oggi pare sia solo un anno che tu stia qui: sembra un secondo, sembra l’eternità.
Ho raccolto alcune molliche che ho lasciato nel sentiero di questi dodici mesi, coglile una ad una, per non dimenticare.
Un giorno, quando saprai leggere, se vorrai leggermi, forse mi troverai persino patetica. Ma io per te sono ed ero così.
E tanti auguri.

Mollica di partenza.

E comunque piacere. Io sono Caterina, ma tu non mi chiamerai così.
Però hai una certezza: che non ti lascerò mai. Per te, ci sarò sempre.

 

Prima mollica.

30 giorni ha novembre, 
con april, giugno e settembre,
di 28 ce n’è uno,
tutti gli altri ne han 31.

‪#‎eccochecosè1mese ‪#‎staiSerena

 

Seconda mollica.

Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

(Due, E. De Luca)

‪#‎staiSerena ‪#‎DueMesi

 

Terza mollica.

Che poi dicono “3”, tre, capisci? Quel numero simbolo di perfezione, che riecheggia nelle poesie e nelle dottrine filosofiche. 3, dicono.
Tre mesi. Per tutti gli altri. 
Per me è un anno.

‪#‎staiSerena #TreMesi

 

Quarta mollica.

Quattro mesi fanno una stagione, e quattro sono proprio le stagioni: lo dicono Vivaldi e le pizzerie.
Nord, sud, est, ovest… cuori, quadri, fiori e picche.
Quattro le Coppe del mondo e quattro gli scudetti che non avremo mai.
I Beatles, i Rolling Stones, i Queen. Ed il quartetto Cetra.
Quattro per dirti che io sarò con te… 4 ever.

‪#‎staiSerena ‪#‎iltuoprimoquadrimestre

 

Quinta mollica.

Cinque che conto sulle dita della mano, 5 come la maglia di Falcao.
Mesi che fuggono veloci – cinque come le punte delle stelle che disegnavo da bambina – e che sembrano secondi, o sono già tantissimo.
Cinque le righe del pentagramma su cui si legge la sinfonia della tua vita.

‪#‎staiSerena ‪#‎gimmefive

Sesta mollica.

Mezzo mezzo, stare in mezzo, via di mezzo, mettersi in mezzo.
Mezzosoprano, mezzobusto, mezz’ala o persino mezzosangue (babbani mai).
Poi mezz’ora, mezzanotte, mezzogiorno… e soprattutto
mezzo anno.

‪#‎staiSerena ‪#‎6mesi ‪#‎mezzoanno

 

Settima mollica.

Sette come i colli e i re della tua città.
Camminerò sui sette colori dell’arcobaleno, ti suonerò dal do al si. Ti leggerò le storie dei sette nani e i sette libri di Harry Potter.
Sette come i vizi che spero non avrai e come i giorni della settimana in cui ti sarò accanto.
Ma soprattutto sette: quant’erano le meraviglie del mondo, prima che nascessi tu.

‪#‎staiSerena ‪#‎7mesi #‎lamaglianumerosetteeee

 

Ottava mollica.

Otto come un nome tedesco da barzelletta (vabbè, pure da cancelliere), l’ottovolante della fatica che ci fai fare tra le tue risate e le tue lacrime e ancora risate.
Otto le direzioni sulla rosa dei venti, che ti accarezzeranno la faccia anche quando mi sarai lontana, otto sulla scacchiera: otto infatti sono i pedoni che metterei davanti a proteggerti, mia regina.
Otto che se lo sdrai, quell’8, diventa infinito.

‪#‎staiSerena ‪#‎8mesi 

 


Nona mollica.

Nove le Muse sdraiate sul Parnaso (io scelsi Clio, chissà tu…), la prova del nove che non sono in grado di spiegarti, nove sulla maglia del bomber – che non vedremo mai alla Roma – e nove che per qualcuno è un Inno alla Gioia.
Nove le ore che vorrei dormire a notte, nove l’ora in cui vorrei cenare in pace.
Nove i mesi in cui hai sentito – da dentro – il battito del mio cuore e l’amore che ti ha nutrito.
Nove i mesi in cui hai sentito – da fuori – il battito del mio cuore e l’amore che ti nutre.

‪#‎staiSerena ‪#‎9mesi #‎AndieFreude 

 

Decima mollica.

Dieci che conto sulle punte delle tue ditine, dieci che abbiamo finito le cifre nel nostro sistema metrico.
Brava, bravissima, il voto perfetto: oggi ti dò 10, e tu sei la mia lode.
Dieci come i Comandamenti che non so e non saprò insegnarti, dieci che è il mese dell’anno in cui nascesti.
10 sulla maglia del genio trequartista, 10 che è il nostro capitano, che ha fatto la storia della tua città… e che conosce già il tuo nome.

aserenacapitano

#staiSerena #10mesi #10elode
#aSerena #FrancescoTotti #unCapitano 

(PS. Per la firma e la dedica sul santino, si ringrazia con tutto il cuore zia Ross)

 

Undicesima mollica.

Undici che per tutti è un meno 1, su cui oramai puntiamo. 11 che si trova nelle passioni di tua mamma, come gli endecasillabi di Dante e quegli undici signori che gironzolano su un campo dietro a una palla.
11 che è un palindromo e cos’è un palindromo avrai tempo per chiedermelo e avrò tempo per spiegartelo…

#staiSerena #11mesi #menouno

 

Mollica dopo mollica, siamo arrivati qui.
E chissà dove ancora andremo…

Tanti auguri,

 

 

Mamma

Priorità

Nella sala d’aspetto del medico dicono che legiferare sulle unioni civili non era la priorità per il Paese e nemmeno – orrore! – la legge contro l’omofobia, che infatti giace sepolta in Parlamento; mentre al bar non è una priorità lo ius soli (curioso invece che si pensi come priorità il “reato di clandestinità”).

Per la nuova (ahahahhaha! “nuova”! Vabbè, questa faceva ridere…) classe dirigente che governa (ahahahhaha! “governa”! Pure questa fa ridere…) Roma, le Olimpiadi non sono una priorità. Co tutte ste buche che ce so’, signora mia, stamo a pensà a du’ cretini che corono e zompano?

Sinceramente, come possiamo pensare che dare soldi a qualche museo, mezzo monumento famoso e due sfigate biblioteche, possa essere una priorità per una Nazione in cui ospedali e scuole cadono a pezzi?

Tutto sommato è difficile a credersi che sia una priorità anche dare dei fondi pubblici a cinema e teatri: chiunque sia sano di mente preferisce guardare beatamente a casa le serie tv americane scaricate gratis (e illegalmente).

Ma poi che nessuno mi dica che è una priorità la parità di genere! E basta, ste donne, sempre a lamentarsi, neanche avessero un ciclo lungo 30 giorni. Guadagnano meno nei posti di lavoro? E si sposassero uno ricco.

A latere, chi conta qualcosa nella dirigenza della squadra che tifo deve aver pensato che nemmeno comprare un difensore è una priorità. E’ meglio spendere per un attaccante, no? Se siete romanisti e vi sta venendo da piangere, sappiate che vi voglio bene.

Non è una priorità dire ‘grazie’, ‘prego’, ‘scusa’ e ‘buongiorno’. Io li chiamo “convenevoli”, che è una definizione edulcorata per dire “particelle inutili, barocche, ridondanti e persino stucchevoli del discorso”.

E aggiungo a questo proposito, che non può e non deve essere una priorità saper coniugare e usare i congiuntivi, l’importante è il senso della frase…

 

Però.

 

Però, è proprio il senso della frase che non colgo, se non c’è un verbo coniugato con il tempo e il modo giusti.

Però, per un “grazie” e uno “scusa” io muoverei montagne e mari, perché contano molto più di mille altre parole.

Però, un mondo giusto per le donne è un mondo giusto per tutti. E la cittadinanza per immigrati e la tutela delle coppie di fatto, omosessuali ed eterosessuali, sono priorità per chi ogni giorno non riesce a godere anche dei più elementari diritti.

Però, nella capitale di una potenza mondiale non può essere un problema l’organizzazione di un maxi evento che può portare soldi e prestigio, proprio in un periodo storico in cui si necessita degli uni e dell’altro.

Però, se segni tanto e non difendi, mmmmh… vabbè, che Zeman lo adoro… ok, su questa passo e vado avanti.

Però, in un Paese, che è orgogliosamente il mio Paese, conosciuto in tutto il mondo come lo scrigno depositario di unici, meravigliosi beni culturali di ogni tipo, non può essere considerato un peso o un affare da privati la gestione e la tutela di un patrimonio artistico e librario ricco di capolavori.

Ecco, è così che ho capito che tante volte mi pare che dietro la frase “eh, ma non è mica una priorità” si celino alibi e scuse per non fare, per restare immobili, bloccati e fieramente conservatori dello statu quo.
E, soprattutto, si celi nell’elenco delle attività declassate a rango di “non è una priorità”, anche l’essere egoisti: perché quello che non è una priorità per te, magari lo è per tanti altri.

Eppure pensiamoci: quanto di ciò che facciamo nella nostra quotidianità, non potremmo considerarlo effettivamente prioritario per le nostre esigenze, eppure ci regala istanti di benessere, felicità… che poi è il senso della vita?

Siccome oggi ho voglia di cazzeggio, ecco un elenco personalissimo di parti della mia vita che non sono una priorità, e che quindi devo assolutamente smettere:

  • Le cene con gli amici, che tra l’altro mi portano sempre a casa secchiate di dolci (è per quello che io li adoro, i suddetti amici), il che però poi mi costringe ad altre attività autoassolutorie e non prioritarie come fare sport;
  • Farmi le sopracciglia (io non ho il monociglio alla Frida Kahlo, quindi sembrerei solo un po’ lo zio Bergomi e un po’ Ken il Guerriero, ma non è per questo che non sono figa, purtroppo);
  • Giocare sul tablet al fottuto giochino che mi ha intrippato il cervello ‘sto periodo. Ma siccome sto in fissa, potrei sostituire i pasti e altre attività più essenziali con il giochino in questione, perché mi sta facendo uscire pazza stile droga;
  • Parlare con Pico De Paperis, il mio collega tuttologo, che tra l’altro ti invoglia a leggere saggi di filosofia (non è una priorità), a vedere film meglio se di Woody Allen (non è una priorità), giocare a tennis (non è una priorità), sentire musica (non è una priorità), interessarti di grafica o fotografia o altri duecentosettantamila hobbies di cui giuro nessuno può essere definito come priorità;
  • Andare a cercare ogni tanto qualche citazione latina o greca nei meandri della mia mente e nel dizionario delle sentenze del mondo classico. D’altronde… quicquid discis, tibi discis;
  • Rifare il letto: tanto la sera poi mi ci rimetto! Ma quanto è inutile, st’attività?!?? Tra l’altro il letto sfatto almeno nei film americani non è mai emblema di pigrizia, ma sempre di travolgente serata di sesso spinto… quindi anche se capitasse qualcuno a casa mia e notasse la cosa, magari rimedierei un’ammiccante pacca sulla spalla;
  • Mangiare la liquirizia, che non è sostitutiva di un vero pasto e peggio ancora aumenta la mole di lavoro di un’attività essenziale come il lavarsi i denti: insomma, è un vero e proprio gustosissimo, meravigliosissimo, stupenderrimo spreco di tempo…

Ora che ci penso: non è una priorità questo blog.
In una vita fatta di Prole Lavoro Casa Impegni RelazioniSociali CulturaPersonale&Professionale SportSalute&Benessere Etc. Etc. quanto è stupido mettersi a perdere tempo a scrivere dei post? E perché, a chi giova?

A me.
Questo blog non è una priorità, però sto qui, e scrivo.
E non riesco nemmeno a spiegare quanto sia felice ogni volta che scrivo.

 

Caterina