L’attesa è ‘na jattura

Forse dovrei smettere di fare telefonate. Tra l’altro, le faccio ormai solo in macchina, perché gli unici momenti in cui posso concedermi una chiacchierata amicale sono l’andata e il ritorno dall’ufficio a casa. Insomma, incastro le telefonate tra lavoro e Fabbrica-di-lavoro (che è il nome con cui chiamo la povera creatura che mi sopporta, ma che ogni volta riesce a inventare nuovi modi – leggasi ‘guai’ – per non farmi stare 5 minuti rilassata sul divano a fare un giochino cretino sul tablet).

Ecco, un’altra telefonata mattutina – vedi “Salato” –mi ha fatto riflettere. Parlavo con l’amica che è in tournée per tutta Italia a provare concorsi pubblici. Sta passando da un esame all’altro, sale e scende dai treni e non è una bella vita, se non lo fai per turismo ma per farti scandagliare da commissioni pronte a bocciarti.

Le ho detto che immaginavo che periodo stancante stesse passando, ma lei mi ha rassicurato. “E’ stato peggiore agosto”. Perché adesso, a settembre, ogni giorno ha qualche impegno e non ha tempo per pensare. Ora è in ballo, e balla.

La frase mi ha fatto riflettere: la passione per Leopardi mi ha sempre illuso, in merito al periodo dell’attesa.

…il piacere è sempre o passato o futuro, non mai presente.

No. Mio amatissimo conte, no.

Innanzitutto, personalmente appartengo alla schiera di coloro che sono coscienti – e fortunati per questo – del piacere nel momento in cui lo godono. Il sabato, amico mio e della luna, mi piace perché è sabato, e non perché è prefigurazione della domenica. Con buona pace dei tuoi mazzolini di rose e viole.

Invece, se si tratta di attesa che porta verso un evento che non ci procurerà per nulla piacere, ecco, allora questa attesa è ‘na jattura. Questa volta sì, che capisco quanto scrisse il nostro marchigiano.

Ogni qualvolta che attendevo qualcosa che mi metteva l’ansia, oddio, ecco che il consumo antistress di sigarette e Nutella raggiungeva vette altissime. Poi arrivava il momento, e io ero lì, in fibrillazione, ma positiva; una corda di violino che però suona benissimo. Sovreccitata, scattante, energia allo stato puro. Non avevo proprio tempo e forza da buttare nel farmi problemi o cavalcare l’ansia di prima.

Che l’attesa del piacere sia di per sé piacere è un concetto che non riesco a far mio. O, meglio, sì, mi è anche capitato. Ma certo è che sono riuscita e riesco anche a cogliere la bellezza dell’attimo proprio quando lo sto afferrando, nel presente.

Mentre, per quanto riguarda il resto, quei momenti in cui attendi e ti prepari all’evento maligno…

…non è già l’attesa stessa, la prefigurazione della sfiga che sta per caderti sulla capoccia?
(di Caterina-Giacomo, Zibaldone New Edition)

 
 
 

Caterina

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