Le radici della felicità

E’ Natale.

Ricevo una bella email d’auguri da un ex collega. A 43 anni ha fatto la valigia e mollato l’Italia e un tempo indeterminato da 20 anni. In due anni ha già cambiato due Paese europei, continua a scrivermi, forse per tenersi una porta aperta qui, ma mostra entusiasmo e una sete di vita come non gli ho mai visto addosso.

Non entro nelle polemiche di Poletti, non parlo di Giulio, Valeria e ora Fabrizia.

Ma non so perché a me sentirlo così felice, e pensare che non a 20 anni, ma a 43 – che no, non è proprio la stessa cosa! – abbia fatto questa scelta, beh, mi ha riempito il cuore del suo stesso entusiasmo, di una voglia “di fare cose”, di imparare ancora.
E m’è venuto spontaneo esprimergli la mia stima.
Ha scelto il suo modo di essere felice. Altrove.

Per quanto mi riguarda, la felicità non subisce radici.
Al massimo se le crea.

Caterina

Priorità

Nella sala d’aspetto del medico dicono che legiferare sulle unioni civili non era la priorità per il Paese e nemmeno – orrore! – la legge contro l’omofobia, che infatti giace sepolta in Parlamento; mentre al bar non è una priorità lo ius soli (curioso invece che si pensi come priorità il “reato di clandestinità”).

Per la nuova (ahahahhaha! “nuova”! Vabbè, questa faceva ridere…) classe dirigente che governa (ahahahhaha! “governa”! Pure questa fa ridere…) Roma, le Olimpiadi non sono una priorità. Co tutte ste buche che ce so’, signora mia, stamo a pensà a du’ cretini che corono e zompano?

Sinceramente, come possiamo pensare che dare soldi a qualche museo, mezzo monumento famoso e due sfigate biblioteche, possa essere una priorità per una Nazione in cui ospedali e scuole cadono a pezzi?

Tutto sommato è difficile a credersi che sia una priorità anche dare dei fondi pubblici a cinema e teatri: chiunque sia sano di mente preferisce guardare beatamente a casa le serie tv americane scaricate gratis (e illegalmente).

Ma poi che nessuno mi dica che è una priorità la parità di genere! E basta, ste donne, sempre a lamentarsi, neanche avessero un ciclo lungo 30 giorni. Guadagnano meno nei posti di lavoro? E si sposassero uno ricco.

A latere, chi conta qualcosa nella dirigenza della squadra che tifo deve aver pensato che nemmeno comprare un difensore è una priorità. E’ meglio spendere per un attaccante, no? Se siete romanisti e vi sta venendo da piangere, sappiate che vi voglio bene.

Non è una priorità dire ‘grazie’, ‘prego’, ‘scusa’ e ‘buongiorno’. Io li chiamo “convenevoli”, che è una definizione edulcorata per dire “particelle inutili, barocche, ridondanti e persino stucchevoli del discorso”.

E aggiungo a questo proposito, che non può e non deve essere una priorità saper coniugare e usare i congiuntivi, l’importante è il senso della frase…

 

Però.

 

Però, è proprio il senso della frase che non colgo, se non c’è un verbo coniugato con il tempo e il modo giusti.

Però, per un “grazie” e uno “scusa” io muoverei montagne e mari, perché contano molto più di mille altre parole.

Però, un mondo giusto per le donne è un mondo giusto per tutti. E la cittadinanza per immigrati e la tutela delle coppie di fatto, omosessuali ed eterosessuali, sono priorità per chi ogni giorno non riesce a godere anche dei più elementari diritti.

Però, nella capitale di una potenza mondiale non può essere un problema l’organizzazione di un maxi evento che può portare soldi e prestigio, proprio in un periodo storico in cui si necessita degli uni e dell’altro.

Però, se segni tanto e non difendi, mmmmh… vabbè, che Zeman lo adoro… ok, su questa passo e vado avanti.

Però, in un Paese, che è orgogliosamente il mio Paese, conosciuto in tutto il mondo come lo scrigno depositario di unici, meravigliosi beni culturali di ogni tipo, non può essere considerato un peso o un affare da privati la gestione e la tutela di un patrimonio artistico e librario ricco di capolavori.

Ecco, è così che ho capito che tante volte mi pare che dietro la frase “eh, ma non è mica una priorità” si celino alibi e scuse per non fare, per restare immobili, bloccati e fieramente conservatori dello statu quo.
E, soprattutto, si celi nell’elenco delle attività declassate a rango di “non è una priorità”, anche l’essere egoisti: perché quello che non è una priorità per te, magari lo è per tanti altri.

Eppure pensiamoci: quanto di ciò che facciamo nella nostra quotidianità, non potremmo considerarlo effettivamente prioritario per le nostre esigenze, eppure ci regala istanti di benessere, felicità… che poi è il senso della vita?

Siccome oggi ho voglia di cazzeggio, ecco un elenco personalissimo di parti della mia vita che non sono una priorità, e che quindi devo assolutamente smettere:

  • Le cene con gli amici, che tra l’altro mi portano sempre a casa secchiate di dolci (è per quello che io li adoro, i suddetti amici), il che però poi mi costringe ad altre attività autoassolutorie e non prioritarie come fare sport;
  • Farmi le sopracciglia (io non ho il monociglio alla Frida Kahlo, quindi sembrerei solo un po’ lo zio Bergomi e un po’ Ken il Guerriero, ma non è per questo che non sono figa, purtroppo);
  • Giocare sul tablet al fottuto giochino che mi ha intrippato il cervello ‘sto periodo. Ma siccome sto in fissa, potrei sostituire i pasti e altre attività più essenziali con il giochino in questione, perché mi sta facendo uscire pazza stile droga;
  • Parlare con Pico De Paperis, il mio collega tuttologo, che tra l’altro ti invoglia a leggere saggi di filosofia (non è una priorità), a vedere film meglio se di Woody Allen (non è una priorità), giocare a tennis (non è una priorità), sentire musica (non è una priorità), interessarti di grafica o fotografia o altri duecentosettantamila hobbies di cui giuro nessuno può essere definito come priorità;
  • Andare a cercare ogni tanto qualche citazione latina o greca nei meandri della mia mente e nel dizionario delle sentenze del mondo classico. D’altronde… quicquid discis, tibi discis;
  • Rifare il letto: tanto la sera poi mi ci rimetto! Ma quanto è inutile, st’attività?!?? Tra l’altro il letto sfatto almeno nei film americani non è mai emblema di pigrizia, ma sempre di travolgente serata di sesso spinto… quindi anche se capitasse qualcuno a casa mia e notasse la cosa, magari rimedierei un’ammiccante pacca sulla spalla;
  • Mangiare la liquirizia, che non è sostitutiva di un vero pasto e peggio ancora aumenta la mole di lavoro di un’attività essenziale come il lavarsi i denti: insomma, è un vero e proprio gustosissimo, meravigliosissimo, stupenderrimo spreco di tempo…

Ora che ci penso: non è una priorità questo blog.
In una vita fatta di Prole Lavoro Casa Impegni RelazioniSociali CulturaPersonale&Professionale SportSalute&Benessere Etc. Etc. quanto è stupido mettersi a perdere tempo a scrivere dei post? E perché, a chi giova?

A me.
Questo blog non è una priorità, però sto qui, e scrivo.
E non riesco nemmeno a spiegare quanto sia felice ogni volta che scrivo.

 

Caterina

Speriamo che sia maschio

Passa con il suo bel pancione tondo e il campanellino d’argento che tutte abbiamo portato da incinte (io più che altro per far capire urbi et orbi che non mi ero solamente ingrassata). E’ bellissima, con quella luce di speranza che brilla sulle future mamme. E poi dice: “Come vorrei fosse un maschio”. O, in alternativa: “Io non ho preferenze, ma mio marito si spara se non è maschio”.

Ecco, forse sono una rarità, ma non avevo preferenze sul sesso. Se passavo un giorno, un’ora, una settimana a concentrarmi su “figlia femmina”, mi immaginavo in un modo. Su “figlio maschio”… nello stesso modo.

Questo perché non vedevo e non vedo ancora oggi differenze nell’educazione che avrei trasmesso a un figlio e a una figlia – concetto che vorrei fosse comune e invece è assai raro a trovarsi in Italia – e così non immaginavo una Caterina diversa in un caso o nell’altro.

Ancora, secoli fa, dichiarai ad una ragazza incinta che diceva “o maschio o aiutomiodiopercaritàcomefarò” che probabilmente io non avrei avuto preferenze. Mi rispose (ghiacciandomi): “E’ ovvio, perché tu non vuoi figli. Tutte le future mamme hanno preferenze, non esiste una di noi che non ne abbia”.

Incassai. Poi presi quella frase e me la appuntai nel piccolo bloc-notes del mio cuore. Quando sono rimasta incinta, ho scoperto che – ops, voilà – avevo ragione: io non avevo preferenze. E quella pagina del bloc-notes del mio cuore l’ho bruciata, trionfante.

Nel frattempo ho però stilato una casistica, basata sulla mia personalissima esperienza ormai ventennale di futuri genitori che ho conosciuto, e ho tratto queste conclusioni sul tema:

  • Un buon 5% dei futuri genitori non ha preferenze di sesso;
  • Il 90% spera che sia maschio;
  • Il 5% spera sia femmina.

(Prego tutti, anzi, vi imploro sfacciatamente di voler confutare queste mie percentuali, ridonandomi speranze. Grazie.)

Ci tengo a specificare che quel 5% che ho posto alla fine dell’elenco è tendenzialmente costituito da madri che sospirando confessano “come vorrei una figlia femmina, così posso metterle tutti vestiti meravigliosi e poi quando cresce faremo shopping insieme”.
Insomma, è fico avere una figlia femmina perché è fantastico vestirla.
Il che vuol dire che dalla figlia femmina si chiede che sia bella, non interessa se per caso si trovi anche ad essere intelligente, educata, brillante, simpatica, sportiva, studiosa, eccellente in tutti i campi, etc etc… Riassumendo: la figlia ha da esse bbona.
Ciao Rita Levi Montalcini, ciao Elsa Morante, ciao Margherita Hack, ma anche ciao Serena (anzi, #staiSerena) Williams, ciao Marissa Meyer, ciao Angela Merkel, e ancora ciao Fabiola Gianotti, ciao Samantha Cristoforetti, e via così.

Per quanto riguarda invece quel 90% di popolo che vuole mostrare il fiocco azzurro sulla porta e vede con vivo terrore la possibilità di generare una femmina, tra questi annovero…

ATTENZIONE!
TUTTO QUELLO CHE SEGUIRA’ L’HO SENTITO CON LE MIE ORECCHIE; CONOSCO NOME E COGNOME DI CHI HA PRONUNCIATO QUESTE FRASI… e il fatto che non ci sia niente di romanzato spero vi deprima come succede a me ogni qualvolta che ci penso.

Allora, dicevo, tra coloro annovero i futuri genitori cui sentii dire:

  • “Ho giocato e ho perso” (papà che raccontava la nascita della figlia);
  • “Eh, mi dispiace perché penso a quando qualcuno se la scoperà” (uomo nel giorno in cui scoperse che la moglie aspettava una femminuccia) (siamo tutti d’accordo sul fatto che ‘ste persone abbiano seri problemi, ma seri seri, vero?);
  • “Ma io con una figlia femmina non so che farmene” (coppia: lui proferisce ‘sta frase, lei – dispiaciuta a sua volta – prova a consolarlo);
  • (la perla seguente me l’ha detta a mo’ di battuta un papà di bimbo maschio, proprio mentre presentavo mia figlia neonata) “Ah, c’hai avuto ‘na femmina. A me quando mi chiedevano che aspettava mi moje, rispondevo o è un maschio o è un aborto” e giù risate. (ditemi se è carina come battuta, se fa ridere, se l’avreste mai potuta anche pensare nei meandri più perversi e stronzi del vostro cervello).

Ecco, se pensate che questa gente abbia generato e magari altri che sono pregni d’amore e di entusiasmo non riescano a concepire, forse anche voi avete la stessa identica dose di cieca rabbia e cruda disperazione che mi trovo io addosso ora: e mentre scrivo mi tremano le dita.

In generale, la frase che sentirete più spesso è “preferisco il maschio, perché con la femmina al giorno d’oggi… con tutto quello che senti… non voglio avere preoccupazioni”.
Con tutto quello che senti significa che una società intrisa di impari opportunità e finanche di violenza di genere è un problema squisitamente femminile, di cui i maschi non devono preoccuparsi perché ovviamente non li sfiora e quindi non devono nemmeno partecipare alla ricerca di soluzioni. Il fatto che una donna guadagni in media meno di un uomo o che peggio ancora rischi di essere stuprata (e poi derisa sui social dopo lo stupro), non sono problemi che si deve porre il genitore del maschio.

E’ una società che ce l’ha con le donne, bellezza. Io so’ genitore di maschio, quindi dov’è il mio problema? Di cosa devo preoccuparmi io… che sono stato più fortunato di te?

E così mi sono trovata a riflettere, dopo aver inanellato quella serie di frasi terribili che albergano nella mia testa, nel mio cuore e sul ciglio umido dei miei occhi, che siamo il Paese dei #familyday e dei #fertilityday, ma del #figliafemminaday evidentemente no.

Quando leggiamo le cronache di oggi, e ci sentiamo male tra femminicidi e stupri, tra omertà che copre i peggiori soprusi sulle donne e violenze da padri padroni sulle figlie, sorelle, mogli, ex, dobbiamo giustamente domandarci quali siano le cause sociali che vi sono dietro.

 

Ebbene, io semplicemente ritengo che fino a quando mi confronterò con una società in cui la figlia femmina è ancora vista come una disgrazia, come una bambolina decorativa o nel migliore dei casi come un grosso problema, non riusciremo mai mai mai ad estirpare i mali che stanno massacrando generazioni di donne.

 

Caterina