2017 – cosa sperare

Ho un’età per cui i miei coetanei ancora mi invitano ai matrimoni, ma sento anche già parlare di divorzi. L’anno che verrà, già so, sarà densissimo d’eventi. Nel male, nel bene e pure nel benissimo.

 

Sta scivolando via tra le mie nuove preoccupazioni un mondo di viaggi semplici.
Vorrei solo che lei –come feci io – potesse senza paura passeggiare un giorno sulla Promenade des Anglais, sognare Magritte tra cozze e patatine fritte, mangiare con la famiglia ai mercatini di Natale sotto la Chiesa del Ricordo…

 

Prendere coraggio per fare alcune scelte, meglio se stupide e irrazionali. Poi, beh, sarebbe ancor meglio se servissero delle valigie per realizzarle.

 

Lazio in B. E sù, sopportatemi, è un mio must da anni… Over and over again…

 

Le pizze con gli “all together” non faranno mai ingrassare. Al massimo, a certi annunci, fanno brindare.
Aggiungerei anche qualche cena con le “ex pancione”: la nostra quotidianità su altri mezzi ha bisogno di crescere (di calorie).

 

Che Trump e Putin non si accordino per distruggere il resto del pianeta. Mica chiedo tanto! O che non ci siano pericolosi dissapori tra loro. Aggiungo che amerei anche che Erdogan smettesse di organizzare finti colpi di Stato: il teatro lasciamolo agli attori.

 

2017, a te chiedo più tempo, più energie e soprattutto di aiutarmi a scansare i miei stupidi alibi, per dedicarmi al mio figlio adorato dell’anno passato: questo blog.
#staiSerena, Cate, non fermarti.

 

 

 

 

Caterina, su idea di Anna Eva Laertici

 

2016 – cosa buttare

Il Duca Bianco, Prince e George Michael; Umberto Eco, Albertazzi e Dario Fo. Ma mentirei a me stessa e soprattutto a mio fratello, se non dicessi che il dolore più grande è stato per Bud Spencer.

 

Leggere ombre di tristezza negli occhi di chi sento vicino. Non so pregare, però per voi tifo. Tifo sempre.

 

Il 67% dei miei concittadini regala la Capitale al nuovo che avanza. Ma il nuovo non è nuovo e non avanza. Siete stati #RAGGIrati, mi dispiace per voi, mi dispiace per me. Mi dispiace per Roma.

 

La stanchezza, per quanto ripagata, e la mancanza di sonno. Il bradipo che è in me vorrebbe urlare di rabbia, ribellarsi, pretendere una vita più lenta. Ma nun je la fa: sta a dormì, poraccio.

 

I bambini di Aleppo.
Li vorrei con me. Tutti.

 

Brexit, Trump e il No alle riforme: soffia un gelido vento di passato sul futuro delle giovani generazioni.

 

A lui vorrei portar via i pensieri come fossi bacchetta magica di Albus Silente. Vorrei regalargli una fine d’anno migliore, ma ho poteri spuntati, perdonami.

 

La terra trema qui, lì, vicino.
E un piatto di bucatini come bandiera d’una popolazione che resta fiera in piedi in mezzo alle macerie.

 

 

 

 

Caterina, su idea di Anna Eva Laertici

 

 

2016 – cosa conservare

[Pubblico con colpevole ritardo i post del mio personalissimo Bilancio dell’anno passato. E’ ormai un appuntamento con cui saluto gli anni dal 2010. A poco a poco ripubblicherò le liste scritte negli anni precedenti da Anna Eva]

 

La tua crescita, etc. E i mesi passati a guardare ogni tuo cambiamento. Avere dieci, cento, mille “prime volte”. La pizza con la ‘nduja – per cui ci arresteranno – il bagno a mare, il volo sull’aereo con una carta d’identità con l’altezza sotto il metro. E poi il tuo primo dent… ah no, già, quello no. E vabbè.

 

Una legge – banalissima, imperfetta e vergognosamente in ritardo – ma eccola legge finalmente a ricordarci che tutti gli amori sono uguali. Le “Unioni Civili”, e l’Italia inizia a mettere un piede in Europa.

 

Il lavoro, sì, la piacevolezza di rientrarci. Comprendere che passeggiare un martedì alle 11 di mattina in giro per il quartiere è una fortuna, ma non fa per me. Ho avuto la conferma d’aver bisogno d’uno scambio con gli altri (adulti, eh): tornare a lavoro è stato lo step che mi è servito ad apprezzare ancora di più il tempo con te.

 

Le Olimpiadi. Giochi mondiali che ci allontanano da un mondo del calcio sempre più malato di soldi e monotematico (ma ahinoi bicromatico: è solo bianconero, che pena). E soprattutto le Paralimpiadi, nel sorriso di Bebe Vio. Il vestito di Dior, da Obama, le stava d’incanto.

 

Il vino e le verdure lasciati alle 7 di mattina davanti alla porta di casa. Una presenza costante e discreta, ma sicuramente la persona che #staiSerena ha avuto e ha più vicino: non dimentico.
Non dimenticherò mai.

 

Avere ben chiara una graduatoria di rotture di coglioni dal sesto al decimo livello. Prima sulla carta, poi sul video.

 

Dopo un periodo infinitamente lungo e un corpo trasformato, assaporare il primo sole che si affaccia su Roma… su un campo da tennis. Sporcarmi nuovamente le scarpe sulla terra rossa è già una vittoria.

 

“Ricominciare” è il verbo che ho amato di più del 2016.

 

 

 

 

Caterina, su idea di Anna Eva Laertici