Si ricomincia

Mi sono fatta un regalo.
Non è il mio compleanno, non è Natale, non mi devo sedurre.
Mi sono regalata un blog tutto per me e l’ho intitolato come l’hashtag con cui da mesi importuno i miei contatti su Facebook e Twitter.

Mi sono fatta un regalo.
E’ tanto che volevo donarmi uno spazio di scrittura, e magari non è un granché come omaggio, ma per me significa molto.
E’ “la stanza tutta per sé” di cui avevo bisogno. Potevo scegliere se riprendere in mano le sigarette o la penna: ho scelto – per ora – la tastiera.

Mi sono fatta un regalo.
Notizie su di me e sul blog si possono leggere nelle pagine create ad hoc e non voglio ripetermi. Qui, però, vorrei spiegare perché ho sentito il desiderio non già di riprendere a scrivere – quello ce l’ho sempre, è uno dei significati della vita – ma di creare questo blog.

Mi sono fatta questo regalo, perché da quando la frase “voglio una nuova vita” è diventata letterale nella mia esistenza (c’è davvero, ora, una nuova vita), ho sentito e letto un’infinità di persone – ahimé soprattutto mamme – dire che riavere la vecchia, di vita, era utopico. Che non c’era più tempo per niente, che non c’erano più energie.
Con questo regalo vorrei dirmi che non può essere così, che le passioni di un tempo devono solo reinventarsi luoghi, modi, spazi. Non finire.

Mi sono fatta un regalo.
Una scatola, con il fiocco sopra. Ci metterò dentro storie, visi e occhi che ruberò un po’ dalla realtà che mi circonda, ma soprattutto che creerò strappandolo dalla fantasia.
Che poi è quello che ho sempre fatto, anche nei post scritti in passato, dove più inventavo situazioni e personaggi e più mi telefonava l’amica o il parente chiedendomi perché avessi scritto proprio di loro. Le persone, ho imparato, hanno bisogno di leggere di sé, di sentirsi raccontate.
Ecco, proverò a descrivere nuove storie, se ci riesco, implementando la categoria “Racconti”.

Perché mi sono fatta un regalo.
E ho provato a strutturarlo. Ho caricato tutti i post dei blog precedenti, che mano a mano ripubblicherò. E li ho divisi per tema. Categorie in cui andrò ad inserire anche i nuovi post e che per ora sono:

  • pezzi scritti sulla scia degli eventi allora attuali, con la penna intinta negli inchiostri dell’etica e della politica;
    #Politietica
  • riflessioni su me stessa, sulla vita com’era e sulla mia cambiatissima attuale quotidianità;
    #staiSerena
  • diari dei miei viaggi: fisici, mentali, onirici, divertenti e faticosi;
    #Altrove
  • post sul mio amato e doloroso calcio (ah, sì, sono calciofila, ho pure questo difetto). Saranno intinti di una “leggera” sfumatura giallorossa… ma leggera, eh… ehm ehm;
    #Febbrea90°
  • parole più o meno (con)fuse con le sensazioni;
    #Liricando
  • e infine i racconti di cui sopra. Storie di persone nate e cresciute nella mia mente. E qualche volta uscite pure a gironzolare fuori di lì, va.
    #Racconti

Insomma, mi sono fatta un regalo.
E ovviamente non pretendo che lo sia per tutti, ma se c’è chi vorrà seguirmi in questo viaggio, sarà per me occasione di crescita, come sempre – d’altronde – quando ci si incontra in luoghi fisici e in uno spazio digitale come questo.

Mi sono fatta un regalo.
“E se sbagliassi tutto? E se fosse così stupido pensare a un blog, con tutto quello che succede, che c’è da fare, con i ritmi che ti impone la vita?”
“Lascia stare i pensieri nefasti e segui fanciullescamente i tuoi sogni, Caterina.
E per il resto… stai Serena.”

 

Anna Eva Laertici… o Caterina, quella di #staiSerena

Quante gocce di rugiada intorno a me

Le prime impressioni, a settembre, sono pennellate di Van Gogh e petits points di Seurat.

Nel ridipingere la mia estate, tratteggio la rivoluzione che internet ha apportato ai miei viaggi. Quando non c’era, o non era così fruibile da ogni angolo del pianeta, era tutto un piacevole e drammatico perdersi per strade; non si sapeva, la mattina, se avremmo trovato un albergo nella città dove si arrivava in serata. Oggi è un “tutto si conosce”. Si sa la strada. Si trova l’hotel anzi tempo. Si prenota il volo, il pullman, il traghetto, il cicerone che ti porta in giro. Si perde il fascino bohémien del vagabondare, si guadagna tempo. Ma è tempo banale, facile, di poca conquista. Insomma, sarà più semplice dimenticare.

Una pennellata, a settembre, la regalo sempre al campionato di calcio. Dove urlo (con il rosso fiammante di Kandiskij) che una frase tipo “le bandiere devono stare in tribuna e non in campo” è vuota, priva di amore, di stima, di rispetto e di passione. Pertanto, posso dire con orgoglio che è una frase che non mi appartiene.

Ho imparato a dipingere un agosto in cui fa freddo e piove. Altrove, non qui. Ma l’importante è che io ero proprio lì: altrove.

Sulla cornice ho scolpito un’intuizione: ci sono intoccabili che dividono il pubblico e diventano guru. Io non so da meno e mentre mi annoio con comici che si prestano alla politica, mi esalto con comici che si prestano alla letteratura.

Sulla tela dell’autunno, mi firmo “quasi lurker”. Lasciatemi così. Sono cambiata tanto, ricambierò. Coerentemente identica nella volontà di non essere mai uguale.

Ho visto una chiazza di toni sgargianti, quando ho conosciuto – grazie a mio padre – la sacra arte del diminuitivo a tavola (“ma noooo, era solo una pizzettina… un filettino… un piattino di pennette… un pesciolino frittarello”).

Nel frattempo, ho capito che non sarò brava a colorare, ma so allungare il tempo. Magia d’artista.

D’estate ho disegnato nuove etichette. Le ho affisse. E già che c’ero, me ne sono tolta qualcuna di dosso.

Una piccola e fastidiosa macchia di nero, a rovinare il quadro, è un petardo che m’è scoppiato tra le mani. Forse, dovremo rivoluzionare una vita che piaceva. Chissà cosa accadrà.

Ah, ho anche appunti per il prossimo quadro, quella dell’inverno: arrivare puntuale sempre, non far aspettare nessuno e seguire i programmi ed i miei propositi con costanza. Sia chiaro che non ho specificato in quale inverno comincerò questa tela…

Infine, l’ultima impressione di settembre, non può essere che la più sconvolgente. Già, perché adesso, come ad agosto, a luglio, e prima ancora a giugno e in tutti mesi in cui ne ho avuto voglia, ho imparato a dipingere quello che provo.
Ora so disegnare un “mi sono persa nei tuoi occhi”.
E se mi stai leggendo, spero tu veda che ho imparato anche a scriverlo.

 

Anna Eva Laertici

(si ringrazia la PFM, che non se la prenderà a male, se preferisco mettere nel post la versione di Godano)

 

Conservo una penna nel cassetto

Conservo la repulsione per le attività noiose che non siano definitive.
In particolare, per tre azioni frequenti: spolverare, depilarmi, mettere benzina. Il fatto che i risultati di questi lavori siano destinati a durare per un breve lasso di tempo (soprattutto per quanto riguarda il mettere benzina, la situazione peggiora vieppiù…), mi sconforta.

Conservo nel mio vocabolario delle parole terribilmente desuete. “Vieppiù” non so come mi è venuta, ma quando mi scappa qualche termine non quotidiano voglio davvero bene ai miei 4 neuroni stanchi.

Conservo la convinzione che la vita sia fatta di scelte. La vita vera, cioè. C’è anche chi non sceglie e si lascia sopravvivere. Ma oggi puntualizzo con veemenza che le scelte alla fine le fa l’individuo. Insomma, io non posso scegliere per te. Se vuoi, posso darti un consiglio. Di più però non posso fare. A difendere la tua scelta dalle critiche, o a prenderti i complimenti dal pubblico festoso, puoi essere solo tu. Siamo soli nelle scelte, ricordalo.

Conservo nel cassetto del mio ufficio una penna.
Stesa, mi ci hai fatto ri-meditare sopra tu. E voglio raccontarne la storia.
E’ vero, conservo una penna bianca, con sopra scritto in blu “S.S. Lazio 1900”.
Sì, io così romanista, con il sangue che mischia il giallo al suo rosso naturale, ho una penna della Lazio.
Era dell’uomo della mia vita, il mio mentore, il mio nume ispiratore. Mio nonno, il quale – e qui sto per fare uno dei coming out più difficili della mia esistenza – ebbene sì, era della Lazio. Anzi, peggio ancora: era prima un antiromanista e dopo un laziale.
Per carità, in realtà ci scontravamo su miliardi di differenze. Gli contestavo con forza la sua passione per Carducci, un idiota sopravvalutato. Un arido eruditonozionista. Possiamo dar credito ad uno che scriveva: “il poeta, o vulgo sciocco, / un pitocco / non è già…”?!?? Dài, è una cagata. “Vulgo sciocco” ci sarai, tu e quelli che t’hanno dato il Nobel. Dove sono i sentimenti? Dov’è lo struggimento del cuore piangente di un Pascoli? “Capirai” diceva nonno “invece è altisonante ‘o cavallina, cavallina storna / che portavi colui che non ritorna’…”. Sì, che era poesia. In quel cavallo scosso, io ci leggevo e ci leggo il vuoto di un’assenza, la fragilità del piccolo Giovanni che scopre d’essere solo come la cavallina storna…
Stefania, quando mio nonno è morto, a casa sua abbiamo trovato libri, libri, libri… e sigarette nascoste agli occhi di mia nonna (grandissimo nonno… tra l’altro abbiamo ricostruito dalle marche delle sigarette chi di noi nipoti fumatori gliele passava). E poi, duole ammetterlo, abbiamo recuperato enciclopedie della Lazio, asciugamani biancocelesti, e perfino la penna di cui sopra.

La conservo qui per ricordarmi ogni giorno che anche nell’uomo migliore del mondo ci può essere un terribile difetto. E che anche nel più acerrimo avversario, si può trovare qualcuno da rispettare, e da amare.

 

Anna Eva Laertici