Mi penso tra vent’anni

Mi penso tra vent’anni

26 Novembre 2020 0 di Caterina

Donatella Di Pietrantonio.

Se oggi dovessi consigliare il romanzo di qualcuno, indicherei uno dei suoi.

Abruzzese, visceralmente legata alla sua terra, dove esercita da sempre la professione di odontoiatra pediatrica, una decina d’anni fa ha scritto il suo romanzo d’esordio, Mia madre è un fiume.

Siete felici? E’ un bel periodo? Ecco, non leggetelo. Non rovinatevi il momento di serenità.

E’ un libro doloroso, uno schiaffo reiterato: il tema è la malattia di una madre narrata dalla figlia. Ma, per chi fosse curioso di sfogliarlo, è nello stile della scrittrice che troverà la ragione della sua esplosione nel mondo della letteratura. Pur regalandoci stralci di vite sofferte, a mio avviso, Donatella Di Pietrantonio non indugia mai maliziosamente nel dolore, non impreziosisce una lingua che più è scarna e più colpisce; e meno si dimentica.

Il suo terzo romanzo, L’Arminuta, che è quello da cui personalmente io consiglierei di iniziare la scoperta dell’autrice, uscì nel 2017 (è di poche settimane fa il seguito, Borgo Sud) e divenne subito un caso editoriale: raccolse immediatamente un vasto successo di pubblico e di critica; e venne presentato in vari premi letterari, arrivando a vincere il prestigioso Campiello.

Ancora una volta, la scrittura brulla e schietta come il suo Abruzzo, l’uso sapiente del dialetto, l’assoluta lontananza da fronzoli e bizantinismi, sono la chiave per avvicinarsi ai luoghi narrati e alla complicità franca e necessaria tra le due sorelle protagoniste del libro.

O forse sarà che io temo – dopo anni di nauseabonda tv del dolore italiana, in cui lo zoom sulla lacrima facile e l’insistenza indiscreta nei pruriginosi fatti di cronaca sono all’ordine del giorno – che il nostro gusto si sia ormai abituato a una narrazione del dolore eccessiva e roboante, come se non fosse mai sufficiente.

E, sinceramente, ‘sto 2020 allucinante dovrebbe riportarci coi piedi per terra pure su questo.


Caterina

[“Mi penso tra vent’anni, più o meno all’età di mia madre. Ho nostalgia di quello che dimenticherò. Ho nostalgia di chi sarò stata.”

Mia madre è un fiume, ed. Elliott, 2011]